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10/6/2008 Lost! - Coldplayper i momenti in cui si crede di aver già perso, e invece...
la sfida è ancora tutta da giocare e da vivere
Just because I'm losin' Doesn't mean I'm lost Doesn't mean I'll stop Doesn't mean I will cross Just because I'm hurting Doesn't mean I'm hurt Doesn't mean I didn't get What I deserve No better and no worse I just got lost Every river that i tried to cross Every door I ever tried was locked Oooh and I'm just waiting 'till the shine wears off You might be a big a big fish In a little pond Doesn't mean you won Cause along will come a bigger one You'll be lost Every river that you try to cross Every gun you ever held went off Oooh and I'm just waiting 'till the fires start Oooh and I'm just waiting 'till the shine wears off Oooh and I'm just waiting 'till the shine wears off Oooh and I'm just waiting 'till the shine wears off 10/5/2008 The crack up - F. S. Fitzgerald...quando anche una città come New York dev'essere osservata da un'altra prospettiva... ...come del resto, ogni altra cosa...
[...] In the dark autumn of two years later we saw New York again. [...] From the ruins, lonely and inexplicable as the sphinx, rose the Empire State Building and, just as it had been a tradition of mine to climb to the Plaza Roof to take leave of the beautiful city, extending as far as the eyes could reach, so now I went to the roof of the last and the most magnificent of towers. Then I understood - everything was explained: I had discovered the crowning error of the city, its Pandora's box. Full of vaunting pride the New Yorker climbed here and seen with dismay what he had never suspected, that the city was not the endless succession of canyons that he had supposed but that it had limits - from the tallest structure he saw for the first time that it faded out into the country on all sides, into an expanse of green and blue that alone was limitless. And with awful realization that New York was a city after all and not a universe, the whole shining edifice that he had reared in his imagination came crashing to the ground. That was the rash gift of Alfred E. Smith to the citizens of New York.
p. 32
[...]
Nel cupo autunno di due anni più tardi vedemmo New York nuovamente. [...]
Dalle rovine, sola ed enigmatica come una sfinge, si ergeva l’ Empire State Building e, così come era mia tradizione salire al Plaza Roof per godere della meravigliosa città che si estendeva fin dove lo sguardo poteva spingersi, così ora raggiungevo la terrazza del più recente ed imponente dei grattacieli. Poi compresi – ogni cosa mi fu chiara: avevo scoperto il sommo errore della città, il suo vaso di Pandora. Colmo di tronfia superbia il cittadino di New York salito qui e osservato con sconforto quello che non avrebbe mai sospettato, vale a dire che la città non era una successione senza fine di canyons, ma aveva i suoi confini – dall’edificio più alto egli vedeva per la prima volta che tutto questo si perdeva nella campagna da ogni parte, in una distesa verde e blu che, semplicemente, era senza limiti. E con la terribile consapevolezza che New York dopo tutto era una città e non un universo, tutto lo splendido edificio che aveva eretto nella sua mente andava a schiantarsi al suolo. Questo, il regalo avventato di Alfred E. Smith donato ai cittadini di New York.
(Traduz. di Terry)
Nike di Samotracia
...libertà e passione
10/1/2008 Bad Day - Daniel PowterWhere is the moment we needed the most You kick up the leaves and the magic is lost You tell me your blue skies fade to grey You tell me your passion's gone away And I don't need no carryin' on You stand in the line just to hit a new low You're faking a smile with the coffee to go You tell me your life's been way off line You're falling to pieces everytime And I don't need no carryin' on Because you had a bad day You're taking one down You sing a sad song just to turn it around You say you don't know You tell me don't lie You work at a smile and you go for a ride You had a bad day The camera don't lie You're coming back down and you really don't mind You had a bad day You had a bad day Well, you need a blue sky holiday The point is they laugh at what you say And I don't need no carryin' on You had a bad day You're taking one down You sing a sad song just to turn it around You say you don't know You tell me don't lie You work at a smile and you go for a ride You had a bad day The camera don't lie You're coming back down and you really don't mind You had a bad day (Oh.. Holiday..) Sometimes the system goes on the blink And the whole thing turns out wrong You might not make it back and you know That you could be well oh that strong And I'm not wrong (ahhh...) So where is the passion when you need it the most Oh, you and I You kick up the leaves and the magic is lost 'Cause you had a bad day You're taking one down You sing a sad song just to turn it around You say you don't know You tell me don't lie You work at a smile and you go for a ride You had a bad day You've seen what you like And how does it feel for one more time You had a bad day You had a bad day (Oh, yeah, yeaaah, yeah) Had a bad day (Oh, had a bad day) Had a bad day (Oh, yeah, yeah, yeeeeah) Had a bad day (Oh, had a bad day) Had a bad day... Had a bad day... 9/29/2008 piccolo avviso...ciao a tutti...
ringrazio tantissimo Cry, Monika e Cecilia per gli ultimi premi assegnatimi...
Non me ne vogliano, ma per motivi di tempo e di impegni vari,
per ora non riesco a mia volta ad assegnare il premio alle altre creative...
appena avrò un po' più di tranquillità lo farò sicuramente...
grazie ancora!!! premio felicità...PREMIO FELICITA'
da
cecilia: http://opossum1980.spaces.live.com
E' un premio da condividere con altri sei Blog che ti danno felicità a visitarli, elencando sei cose o situazioni che ci rendono felici altri 2 premi!!!Ho ricevuto il
monika: http://ibijouxdimonjka.spaces.live.com cry: http://beademotion.spaces.live.com
che riconosce i valori che ogni blogger dimostra ogni giorno, nel suo impegno a trasmettere valori culturali, etici, letterari e personali, in breve mostra la sua creatività in ogni cosa che fa. 9/20/2008 ...frammenti di filosofia...
Con profonda stima ed immenso rispetto,vado ad inserire uno dei miti più famosi di Platone . Tratto dal Simposio, il "Mito dell'androgino e delle due metà"
Nel principio, tre erano i sessi dell'uomo, non due, il maschio e la femmina, come ora: ce n'era un terzo che aveva in sé i caratteri degli altri due, ma che oggi è scomparso e del quale resta soltanto il nome: l'andrògino. Esso, infatti, era un essere a sé stante che, nell'aspetto esteriore e nel nome, aveva dell'uno e dell'altro, cioè, del maschio e della femmina; oggi, ripeto, non resta che il nome che, per di più, ha un significato infamante. Inoltre, la figura di questo essere umano era arrotondata, dorso e fianchi formavano come un cerchio; aveva quattro mani e quattro erano pure le gambe; aveva anche due facce, piantate su un collo anch'esso rotondo, completamente uguali e attaccate, in senso opposto, a un unico cranio; aveva quattro orecchie, doppi gli organi genitali e, da tutto questo, possiamo immaginarci il resto. Camminavano in posizione eretta, come noi, volendo potevano spostarsi in qualunque direzione e, quando correvano, facevano un po' come i nostri saltimbanchi che gettano in aria le gambe e capriolettano su se stessi: e poiché gli arti erano otto, appoggiandosi su di essi, procedevano, a ruota, velocemente. I sessi erano tre, perché quello maschile aveva avuto origine dal sole, quello femminile dalla terra e l'altro, con i caratteri d'ambedue, dalla luna, dato che quest'ultima partecipa del sole e della terra insieme: perciò avevano quell'aspetto e si spostavano rotolando, perché somigliavano a quei loro progenitori. Avevano una resistenza e una forza prodigiosa, nonché un'arroganza senza limiti, tanto che si misero in urto con gli dei e quel che dice Omero di Efialte e di Oto, che tentarono di scalare il cielo, va riferito a costoro. «E così Giove e gli altri dei si consigliarono sul da farsi ma non seppero risolversi: non era il caso di ucciderli, infatti, come i Giganti, e di estinguerne la specie a colpi di fulmine (il che sarebbe stato come far sparire onori e sacrifici agli dei da parte degli uomini) e del resto non era possibile continuare a sopportare oltre la loro tracotanza. A furia di pensare, Giove, finalmente, ha un'idea: ‹Ho trovato il sistema,› esclamò, ‹perché gli uomini sopravvivano ma, nello stesso tempo, divengano più deboli e la smettano con la loro prepotenza. Ecco che li taglierò, ciascuno, in due,› continuò, ‹così diventeranno più deboli, e, dato che aumenteranno di numero potranno esserci anche più utili. Cammineranno su due gambe e, se non si metteranno tranquilli e faranno ancora i prepotenti, li taglierò ancora e cosi impareranno a camminare su una gamba sola, come nel gioco degli otri.› Detto fatto, si mise a tagliare gli uomini in due come si tagliano le sorbe quando si mettono a seccare, o come si divide un uovo col crine. E via via che tagliava, poi, raccomandava ad Apollo che a ciascuno gli rivoltasse il viso e la metà del collo dalla parte del taglio in modo che l'uomo, vedendosi sempre la sua spaccatura, diventasse più mansueto; Apollo, infine, provvedeva a chiudere le altre parti. Girava la faccia e, tirando la pelle, tutta verso quel punto che noi ora chiamiamo ventre, come chi fa per chiudere coi lacci una borsa, faceva una specie di groppo, che legava proprio in mezzo alla pancia, quello che noi chiamiamo ombelico. Spianava, poi, le molte rughe e modellava il petto usando un arnese un po' simile a quello che adoperano i sellai per spianare, sulla forma, le grinze del cuoio: ne lasciava, però, qualcuna, nei paraggi del ventre e intorno all'ombelico, in ricordo dell'antico castigo. Fu così che gli uomini furono divisi in due, ma ecco che ciascuna metà desiderava ricongiungersi all'altra; si abbracciavano, restavano fortemente avvinti e, nel desiderio di ricongiungersi nuovamente, si lasciavano morire di fame e di accidia, non volendo far più nulla, divise com'erano, l'una dall'altra. Quando, poi, una delle due metà, moriva, quella rimasta in vita, se ne cercava un'altra e le si avvinghiava, sia che le capitasse una metà di sesso femminile (che oggi noi chiamiamo propriamente donna) che una di sesso maschile; e così, morivano. Allora Giove, impietosito, ricorse a un nuovo espediente: spostò il loro sesso sul davanti; prima, infatti, l'avevano dalla parte esterna e generavano e si riproducevano non unendosi tra loro, ma alla terra, come le cicale. Dunque, trasferì questi organi sul davanti e, così facendo, rese possibile la procreazione attraverso l'unione del maschio nella femmina; lo scopo era quello di far generare e di perpetuare la specie grazie a un simile accoppiamento tra maschio e femmina; se, invece, l'unione fosse stata fra maschi, dopo un po' sarebbe venuta sazietà da questo connubio e così, una volta separatisi, sarebbero potuti ritornare al lavoro e alle altre cure della vita. Da tempi remoti, quindi, è innato negli uomini il reciproco amore che li riconduce alle origini e che di due esseri cerca di farne uno solo risanando, così, l'umana natura.
9/16/2008 una giornata...Non scrivo quasi mai il diario di una giornata...
il tempo per queste cose è decisamente passato,
ma credo che oggi debba a me stessa un piccolo ricordo di ciò che ho vissuto stamattina.
A chi c'è già passato o ci passerà potrebbe sembrare una sciocchezza, ma per me, consegnare oggi tutta la documentazione relativa alla domanda di laurea...beh...è stato davvero emozionante.
Ammetto di essere stata parecchio nervosa nei giorni scorsi,
specialmente tra sabato e domenica;
non per il fatto di aver dovuto preparare ogni cosa, ma semplicemente perchè, senza rendermene conto, mi sto avvicinando sempre più a quel giorno fatidico che ho sempre invidiato per molto, troppo tempo.
Mentre aspettavo in fila davanti alla segreteria ho visto passare davanti ai miei occhi tutti gli anni trascorsi in università...mi sembrano così vicini e ormai così lontani...
Leggendomi dentro ho provato un miscuglio di emozioni e sentimenti contrastanti: il ricordo delle prime difficoltà, delle prime ansie da matricolina spaesata, le prime amicizie che si sono consolidate negli anni, le prime risate durante i corsi, le mie battute strampalate.
E poi...
...le delusioni, a volte i pianti di scoraggiamento, quando ancora si credeva che un esame passato al di sotto delle aspettative, potesse essere giudicato più importante di ogni altra cosa...
Il rischio, l'azzardo di buttarsi in un esame che si credeva di non poter mai superare.
La gioia, la tristezza, la rabbia, la spensieratezza...l'adolescenza vissuta in un'età non più adolescenziale e la sensazione di essere già adulta quando la maggior parte di chi mi stava accanto non lo era ancora...
Ora che mi guardo indietro...esattamente a otto anni fa, posso dire di essere almeno in parte cambiata, cresciuta... Ho ancora tante paure da superare e soprattutto tante prove, ma per me avere avuto la possibilità di frequentare l'università è stata un'occasione davvero importante.
Ora mi aspetta il prossimo scoglio.
Dopo tutta la fatica impiegata per arrivare fin qui non mi sembra ancora possibile poter scrivere di me in queste righe.
Ora devo realizzare,
devo concretizzare questa giornata.
Voglio impegnarmi
e stavolta voglio farlo per me stessa.
9/15/2008 Reminescenze...
mi permetto di inserire in questo blog decisamente eclettico, un passo di uno dei dialoghi di Platone...a mio avviso uno dei filosofi più grandi mai esistiti. Nonostante la finitezza del suo essere mortale, continua, con le sue parole, a guidarci nelle profondità delle nostre menti e dei nostri pensieri...
L'anima se ne sta smarrita per la stranezza della sua condizione e,non sapendo che fare, smania e fuor di sé non trova sonno di notte né riposo di giorno, ma corre, anela là dove spera di poter rimirare colui che possiede la bellezza. E appena l'ha riguardato, invasa dall'onda del desiderio amoroso, le si sciolgono i canali ostruiti: essa prende respiro, si riposa delle trafitture e degli affanni, e di nuovo gode, per il momento almeno, questo soavissimo piacere. [...] Perché, oltre a venerare colui che possiede la bellezza, ha scoperto in lui l'unico medico dei suoi dolorosi affanni. Questo patimento dell'anima, mio bell'amico a cui sto parlando, è ciò che gli uomini chiamano amore.
da Fedro - Platone 9/11/2008 11 settembre 2001 - 11 settembre 2008Vorrei davvero evitare ogni tipo di rievocazione...
le faranno in molti, forse in troppi,
e anche la mia risulterebbe ridondante,
ai miei ma soprattutto agli occhi degli altri...
Non riesco a dimenticare però la prima immagine televisiva che ho avuto delle Torri.
Non credevo davvero a cosa stessi vedendo...poi è sopraggiunta in me la consapevolezza che ciò che stavo guardando solo di sfuggita era accaduto veramente...
a migliaia di chilometri di distanza da me, ma era successo.
Stupore
incredulità
tragedia
tremendo orrore
questo è quello che ho provato sette anni fa.
...e che provo tutt'ora
9/5/2008 premi ricevuti (parte2)Ricevo oggi da Cricrea http://cricrea.wordpress.com/ il premio Luce Interiore. grazie ancora Cri!
ecco il regolamento:
qual è la tua virtù? ... la pazienza! qual è il tuo peggior difetto? spesso la mia indecisione
Lucatre8bre: http://tre8bre.spaces.live.com/ Alessia : http://cid-63060b7986369a4f.spaces.live.com/ Elisa: http://lemilleeunaperla.spaces.live.com/ Valebijoux: http://valebijoux.spaces.live.com/ Nicla: http://babette956.spaces.live.com/ Tiziano: http://collezionista-di-pietre.spaces.live.com/ Valentina: http://acasadavale.spaces.live.com/
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